Ma chi è Gesù che devo amare e a cui voglio credere?

“Io sono la vite, voi i tralci; chi rimane in me e io in lui, questi porta molto frutto”. (Gv15,5)

 

GESU’ È VERO UOMO

L’evangelista Luca (11,27) ci racconta che “Mentre Gesù diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre e il seno da cui hai preso il latte!”

Allora, anche noi potremmo gridare come quella donna…! Ma, forse, dobbiamo conoscerlo di più e meglio.

 

IL SUO RITRATTO FISICO

Non lo abbiamo.

Possiamo solo dedurlo.

Dalla Sindone risulta un Gesù di perfezione e bellezza formale eccezionali: alto un metro e ottantotto centimetri, barba e capelli incolti.

Dai Vangeli apprendiamo che Gesù affascinava con la sua figura, il suo incedere, oltre che per il suo modo di parlare e di operare1.

Sua madre, Maria, era in tutto una donna superiore alle altre perché esente dal peccato originale e dalle sue conseguenze (morte, malattie, ignoranza, inclinazione al male).

Una tale madre non poteva generare un figlio diverso da sé, anche solo accettando una certa legge genetica.

 

LE SUE DOTI FISICHE

Era sicuramente di costituzione robusta e sana, capace di viaggiare moltissimo a piedi attraverso la Palestina. Spostandosi era costretto a cambiare certe abitudini che per un fisico gracile sono micidiali: cibo, letto, casa, clima, altitudine.

Dopo giornate di viaggio e di predicazione, spesso, Gesù trascorreva la notte in preghiera per ricominciare, al mattino presto, la fatica apostolica.

Duemila anni fa non esistevano mezzi di amplificazione, né meccanici né elettronici, quindi Gesù doveva parlare a voce scoperta, all’aperto e a migliaia di persone. Gesù, inoltre, era continuamente a disposizione di tutti, di notte e di giorno.

Ci rivelò la sua robustezza fisica durante il martirio disumano sopportato con eccezionale lucidità e resistenza.

Gesù morì per asfissia più che per la macerazione fisica e morale subìta.

 

 

La prossima tappa ti regaliamo la lettera di Publio Lentulo a Cesare, dove delinea la personalità di Gesù

 

Lettera di Publio Lentulo