Voce n° 2 ottobre 2013

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EDITORIALE
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Bianco e nero o a colori?

 

 

   Eccoti un altro piccolo capolavoro di “Voce” in cui puoi attingere esemplificazioni efficaci di scommesse di senso con la vita e puoi, soprattutto, verificare  la dinamicità di un Centro in cui ragazzi e giovani si ritrovano a cercare, confrontare, sperimentare, festeggiare valori: amicizia,  dono, gioia, onestà, allegria, rispetto, fedeltà, trasparenza, gratuità, amore alla vita, occhi aperti alla speranza e cuori che pulsano una presenza. 

Non tutto può essere registrato in “Voce” e non tutto ciò che è descritto può dire come è vissuto. “Voce” diventa provocazione e invito: “Vieni e vedi”! 

Da qualche parte, però, qualcuno ha sollevato una obiezione: accettabile, ma obiettabile. 

“Voce – hanno detto – riferisce  solo fatti positivi”. In parte è vero e voglio dimostrarti perché. In parte è falso, perché ad un occhio attento non sfuggono ombre che, qua e là, contrastano con la luce e, proprio per questo, risaltano meglio i dettagli e risultano più verosimili le esperienze descritte. 

Ma “Voce” non è un quotidiano usa e getta. 

Oggi i mass-media ci propinano moltissime notizie “nere” o rosse o gialle, pochissime bianche, ottimistiche  di speranza. 

Eppure la vita ha tantissimi aspetti belli. Si dice che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. 

Ma è vero, però, che l’albero che cade attira di più l’attenzione e il… compratore della notizia. 

Si preferisce puntare l’obiettivo su una donna che “alletta” piuttosto che su una mamma che “allatta”; su un giovane che si “buca” che su un giovane che “regala” il suo tempo ai suoi fratelli che hanno bisogno di lui qui nel suo ambiente o nel terzo o quarto mondo; fa più notizia uno che va a fracassarsi a 190 Km/h con la sua fiammante Mercedes che un altro che vive nella semplicità e nello spirito di “senso” e di amore alla vita propria e altrui.   

“Voce”, come tutta l’impostazione di Spazio, vuole educare alla speranza, all’ottimismo. 

Educare all’ottimismo vuol dire: 

–   non vedere tragedie, dove c’è solo un dramma; 

–   non vedere drammi là dove ci sono solo avvenimenti ordinari della vita; 

–   né vedere con superficialità solo avvenimenti ordinari della vita là dove si sciupa l’amore di Dio e la sua misericordia. 

–   Vuol dire educare a intravvedere la Provvidenza che guida i drammi umani, perché lì c’è la presenza di Dio sempre amorosa e sempre liberatrice. 

–   Vuol dire educare alla pazienza nell’attesa che tutto, sempre e comunque, può diventare evento di salvezza. 

–   Vuol dire abilitare a leggere anche nei più piccoli avvenimenti gli aspetti positivi e ciò che è fermento e seme. Il seme, anche il più piccolo, diventerà – lo ha promesso il Signore – albero, rifugio. 

Gesù ha gridato il suo ottimismo, la sua speranza, fino all’ultimo respiro: “…perdona loro perché non sanno quello che fanno”. 

Noi, che vogliamo imitare Gesù, vogliamo spargere speranza e luce attorno a noi. La luce risalterà meglio, proprio e purtroppo, in contrasto con le molte (= troppe) ombre che assediano la vita dei ragazzi e dei giovani costretti a vivere in questa diffusa subcultura. 

Salvatore Mercorillo  

 

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